Memento Waltz – Division By Zero

8 Ott
Memento Waltz
Division By Zero

2013, Autoprodotto

Tracklist:

01. Omicron
02. Opus Alchemicum
03. Europa (Jupiter II)
04. Achilles’ Paradox
05. Mechdreamer
06. A New Beginning
07. Emphasize

A tre anni di distanza dall’impressionante Anthitesis Of Time, tornano a farsi sentire i sardi Memento Waltz. Forti del precedente, ottimo lavoro, nonché della positiva esperienza del Progpower Europe 2011, i nostri spostano l’asticella un po’ più in alto, dando alle stampe quella che, andando dritti al sodo, si può definire come una vera e propria prova di maturità.

Apparsi facendosi largo in un genere che ristagnava, chiuso tra l’adolescenziale isteria collettiva per la retorica “forma senza sostanza” dreamtheateriana (sento già i fastidiosi quanto sterili strali) e la “tutt’altro che progressiva” vena della primadonna Daniel Gildenlöw, hanno faticato soprattutto perchè band quali Linear Sphere, Spiral Architect e Twisted Into Form, pur divenendo nomi di culto, sono state messe in un angolo assieme alla loro coraggiosa proposta, sostituite da gruppi pigliatutto grazie ad un esercito di ascoltatori pieni di sé e con pochissimo coraggio (sigh). Sono proprio gli ultimi citati i nomi di riferimento per i Memento Waltz, o almeno così sembra ascoltando il nuovo, entusiasmante Division By Zero.

Il suono familiare di un errore di Windows (e qui le battute potrebbero sprecarsi… ) dà il via ad Omicron, la quale palesa immediatamente una evidente continuità con il già citato Anthitesis Of Time: ancora una volta è una cascata impenetrabile di note a gettare a terra l’ascoltatore per poi calpestarlo, già a partire dall’intro di batteria del sempre più incredibile Gabriele Maciocco. Ciò che segue è un miscuglio di generi che, sempre col progressive metal a farla da padrone, vede apparire innesti di techno thrash e la solita vena jazzistica, soprattutto nei break. Da segnalare la partecipazione, in qualità di ospite, di Matt Johnsen, il quale riapparirà più avanti in Mechdreamer: in entrambe le occasioni sentiremo suoi assoli di chitarra.
Opus Alchemicum si avvicina più ad un heavy a tinte oscure (ma è una classificazione da prendere con le pinze). A questo punto succede qualcosa: la succitata continuità si interrompe ed entra in scena qualcosa di diverso: inizia Europa (Jupiter II) e sembra di essere catapultati in un disco di post rock, nel quale la chitarra di Livio Poier pungola la parte emozionale dell’ascoltatore. Il brano è articolato in più sezioni, nelle quali Poier è sempre grande protagonista, supportato da una sezione ritmica nella quale si fa sentire Giuseppe Deiana, che non disdegna di utilizzare il suo basso come seconda chitarra (molto bello l’assolo).
Di Marco Piu è difficile dire qualcosa che riesca a descriverne compiutamente lo stile: enormemente dotato di estensione e tecnica, è riuscito a creare un personalissimo stile che, pur prendendo spunti da più parti, sa essere espressivo come il vecchio Tate, tecnico come Lande, potente come Halford e, perchè no, emozionante come il Dickinson più ispirato (giusto per rimanere nell’ambito di nomi famosi), il tutto con una personalità davvero notevole. La capacità di passare da vocalizzi caldissimi ad un gelido screaming testimoniano come la sua, al giorno d’oggi, sia una delle voci più complete del panorama metal (ma non solo) italiano (ma non solo): ascoltare anche l’altra sua band di appartenenza (Negacy, ex-Red Warlock) per credere.
Di grandissima qualità anche Achille’s Paradox, nella quale si possono udire echi dei Mekong Delta; meravigliso il finale, con Piu che, per intensità, mette i brividi.
Mechdreamer, vero gioiellino, dimostra ancor di più la maturità artistica di questi ragazzi, oggi più di ieri in grado di proporre soluzioni distanti tra loro all’interno di un singolo brano; in questa occasione è una lunga ed azzeccatissima parte psichedelica a rendere il pezzo più lungo del lavoro (oltre otto minuti) imperdibile, tanto da giustificare anche da solo l’acquisto di Division By Zero. Sensazioni psichedeliche che ritroviamo anche nel break dell’ottima A New Beginning, ancora una volta con una prova impeccabile di Piu, in bilico tra iniziali vocalizzi in falsetto e linee vocali di grandissima intensità.
Finale decisamente all’altezza quello rappresentato da Emphasize, con la coppia Deiana-Maciocco in continuo movimento tra cambi di tempo mozzafiato, senza farsi mancare un delizioso break in stile fusion.

Anche questa volta merita una menzione particolare il lavoro di Tiziana Ruiu , la quale ha curato l’artwork disegnando una copertina di per sè molto bella e, nondimeno, capace di raffigurare al meglio i testi futuristici del disco.
Dal punto di vista della produzione, invece, nonostante questa sia di buon livello per un’autoproduzione, la sostanziale qualità della musica proposta meriterebbe senz’altro di più, discorso questo che potrebbe (condizionale d’obbligo) aprirne altri alquanto spinosi, a partire dalla (mancanza di) meritocrazia fino a giungere alla cultura musicale di massa, deprecabile in Italia più che altrove… ma evidentemente non è questa la giusta sede dove affrontarli.

A conti fatti, gli isolani Memento Waltz tornano dimostrando di essere non solo sempre più innamorati della musica per la musica, ma anche migliorati: hanno smussato qualche spigolo ancora presente nel comunque grandioso Anthitesis Of Time, riuscendo a forgiare sette brani che hanno, in valore assoluto, qualcosa in più rispetto a quelli del passato; che questo sia il risultato di un più intenso lavoro a tavolino o di un ulteriormente accresciuto affiatamento tra i membri della band non è dato sapere. Ciò che conta è che ci avevano lasciato con qualcosa di ottimo e, oggi, li ritroviamo con qualcosa di meglio. A loro non possiamo che augurare almeno un po’ di quella visibilità che meriterebbero: primo per una questione di giustizia, secondo perchè vogliamo vederli con adeguati budget e distribuzione a disposizione. Nel frattempo fatevi un favore: lasciatevi travolgere dall’intensità di Division By Zero.

Massimo Ecchili

Annunci

Una Risposta to “Memento Waltz – Division By Zero”

  1. Jappy ottobre 24, 2013 a 7:17 pm #

    Non capisco perché una band così sia pressoché snobbata dai più nel panorama Prog Metal , comunque per essere autoprodotto è stato realizzato un egregio prodotto sotto tutti i punti di vista, anche se almeno ad un primo ascolto mi pare sia stato usato un suono low-fi e finalmente non troppo compresso/bombastico come tutti i prodotti nuclear blast, lo trovo più vicino ai primi anni ’90, mi ricordano molto per certi versi gli atheist più melodici

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: